IL VELO DI MAYA

«Strofe, offerte, sacrifici, voti, passato, futuro, ciò che dicono i Veda: da ciò il mago (mayin) crea tutto questo universo e in ciò l’altro (l’anima individuale) è tenuto dai lacci dell’illusione (maya).
Bisogna dunque sapere che l’illusione è la natura e il grande signore (mahesvaram) è il mago.
Tutto questo mondo è compenetrato di entità che sono particelle di lui.»
(Svetasvatara Upanishad IV, 9-10)

MAYA

Maya, la Creazione, l’Arte, la magia, l’Illusione

La parola sanscrita Maya esprime ad un tempo le idee di produzione, arte, magia ed illusione. Dunque di qualcosa od un insieme che viene prodotto naturalmente o mediante un procedimento artistico o magico e che comunque mantiene sempre in se una natura illusoria, ma non per questo irreale.

Ispirandosi a questi concetti metafisici propri delle filosofie orientali, Schopenhauer, con l’espressione Velo di Maya, sostiene che la vita è un sogno, un’illusione, un velo che separa gli esseri umani dalla conoscenza e dalla percezione della realtà.
Come nella metafora della Caverna di Platone, l’essere umano è rappresentato come un individuo i cui occhi sono coperti sin dalla nascita da un velo e quando se ne libererà, la sua anima si risveglierà dal letargo conoscitivo, dall’ignoranza e potrà finalmente contemplare la vera essenza della realtà.

Maya Paola

Da qui parte l’opera di Jo Egon, la quale ri-scopre la dea vedica, forza creatrice ed illusoria, Maya, attraverso un velo trasparente, evanescente. Lo modella, lo plasma, lo piega attorno ai tratti somatici di una donna creando quindi l’Illusione, un sogno, una presente assenza.
Queste due opposte vie del sogno e della realtà ci spingono a riflettere su una semplice verità: l’atto del guardare ha per sua natura una profonda radice spirituale ed interiore.
la visione artistica esige un’intensità ed una ritualità dello sguardo, affinché ci sia concesso di penetrare “Il velo di Maya”.
Cosa rappresenta quest’opera se non la nostra stessa illusione nell’interpretarla? Ciò che la nostra sensibilità ci suggerisce è la realtà o solamente una nostra interpretazione? Una nostra illusione di conoscere il vero significato di ciò che vediamo?
E’ anche una possibilità quindi, di indagare noi stessi attraverso l’illusione del significato che le attribuiamo.
Questa osservazione esige un silenzio “sensibile” che significa introspezione e ricerca del sé, della propria esperienza e delle proprie verità.

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